Alfred Kubin / Ludwig Angerer ~ Ero un bambino molto selvaggio

 

Ludwig Angerer; Crown Prince Rudolf von Oesterreich-Ungarn, Austria, 1863.

Ludwig Angerer; Crown Prince Rudolf von Oesterreich-Ungarn, Austria, 1863.

 

Io sono nato il 10 aprile 1877 a Leitmeritz, una piccola città della Boemia del Nord. Sui primi due anni della mia fanciullezza la mia memoria tace completamente. Verso il terzo anno ritrovo vaghi ricordi di balocchi, di verde fogliame inondato di sole e dello smunto, pallido viso di mia madre. Mio padre, ex ufficiale dei cacciatori, dopo la campagna del ’66 ottenne un impiego statale, come geometra. Lo incontrai per la prima volta a Salisburgo; aveva dovuto lasciare la sua giovane famiglia per due anni, per fare il suo dovere di soldato nella lontana Dalmazia. Nella nostra nuova dimora, dove la mamma e io ci eravamo installati così comodamente, egli irruppe un giorno all’improvviso e suscitò in me immediatamente un senso di ostilità. Ma, placata dal dono di un berretto dalmata rosso, la mia gelosia ben presto si calmò, e noi concludemmo, con riserva, la pace.

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Ingeborg Bachmann ~ Deserto

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

egitto-donna-mandragora

Donna che riceve e offre frutti di mandragora (Tomba di Nakht, Tebe)

 

Attraverso il deserto

Ancora ad Alessandria la paura, il caldo, la carne troppo speziata nei panini. Nella corriera, made in Iugoslavia, che è gremita fino all’ultimo posto, e ho io l’ultimo posto, ormai è mezzogiorno, gli occhi si aggrappano al made in, poi tento di leggere i numeri, i numeri arabi, è facile. Posto 37. La corriera lascia velocemente la città, per la quale non ho occhi, li ho solo per la prima sorpresa, la sabbia, nella quale sono state ancora costruite case, per i bei bambini in pigiama, per gli uomini in djellaba. I bambini e la sabbia, poi non c’è che la sabbia.

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Sardegna ~ Elio Vittorini

 

Giuseppe Biasi, Sposalizio a Nule

Giuseppe Biasi, Sposalizio a Nule (1914-15)

 

Sardegna come un’infanzia

 

Isole

Io so cosa vuol dire essere felice nella vita – e la bontà dell’esistenza, il gusto dell’ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi, la bontà di amarle, le cose, fumando, e una donna in esse. Conosco la gioia di un pomeriggio d’estate a leggere un libro d’avventure cannibalesche seminudo in una chaise-longue davanti a una casa in collina che guardi il mare. E molte altre gioie insieme; di stare in un giardino in agguato e ascoltare che il vento muove le foglie appena (le più alte) di un albero; o in una sabbia sentirsi screpolare e crollare infinita esistenza di sabbia; o nel mondo popolato di galli levarsi prima dell’alba e nuotare, solo in tutta l’acqua del mondo, presso a una spiaggia rosa. E io non so cosa passa sul mio volto in quelle mie felicità, quando sento che si sta così bene a vivere: non so se una dolcezza assonnata o piuttosto sorriso. Ma quanto desiderio d’avere cose! Non soltanto mare o soltanto sole e non soltanto una donna e il cuore di lei sotto le labbra. Terre anche! Isole! Ecco: io posso trovarmi nella mia calma, al sicuro, nella mia stana dove la finestra è rimasta tutta la notte spalancata e d’improvviso svegliarmi al rumore del primo tram mattutino; è nulla – un tram: un carrozzone che rotola, ma il mondo è deserto attorno e in quell’aria creata appena tutto è diverso da ieri, ignoto a me, e una nuova terra m’assale.

(…)
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Carlo Collodi e Fabrizio Peli ~ Pinocchio in aretino

 

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

Lorenzo Mattotti, Pinocchio

 

 

COM’ ANDETTE CHE ‘L SÒR SARÉGIA, FALIGNAME, TROVÒ ‘N PEZZO DE LÉGNO, CHE PIÀGNIVA E RIDIVA COME ‘N CITTO BIGHJÌNO

 

C’éra ‘na volta …

– En re! – dirèno subbeto i citti che me stèno a sintì. Noe, citti, éte sbaglio. Céra ‘na volta ‘n pezzo de légno.
Unn’éra ‘n legno de queli bóni, ma ‘n tizzone de catèsta, de queli che de ‘nverno se metteno ‘n le stufe o ‘nnî camini per atizzère ‘l fóco e scaldà le stènze.

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Franco Loi ~ Poesie del silenzio

 

Rauschenberg

Robert Rauschenberg, White Painting [three panel], 1951; latex paint on canvas, 182.88 cm x 274.32 cm; Collection SFMOMA, New York, NY

 

Silensi

 

1.

Me sun perdü tra i scal, cercavi i port
e û truâ un silensi che spetava
növ, pien de mì e del cercà la sort…
… i scal ne la matina se perdeven
e mì slentavi el pass per mai rivà…
… ah, dré di veder el fiâ della campagna!
bèj firàgn de l’üga ch’j se sgrana,
la lüs del sû ch’aj castenmatt se sfa,
la gioia de la tusa’ m’encantada…
… cume se fa a dì queèl sbandunàss?
quèl stà suspes tra i port sensa parola?
La vûs sculta la vûs per retruàss,
el temp che dré del temp se fa de aria…
… L’è lì, la sta sül fil de la campagna,
e par che nel tasè l’è un recurdàss…

 
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