Il Principe dell’Inferno nel Trittico del Regno Millenario di H. Bosch letto da Wilhelm Fraenger

 

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Hieronymus Bosch, Trittico del Regno millenario, Giardino dell’Eden, anta interna sinistra, Regno millenario, tavola centrale, Inferno, anta interna destra. Comunemente chiamato Il giardino delle delizie. 1480-1490 circa. olio su tavola. 220 × 389 cm. Madrid, Museo del Prado.

 

Satana

 

I sermoni dei libero-spirituali traevano gran parte della loro efficacia dal fatto di essere tenuti nella lingua madre: un tedesco vigoroso e diretto. Anche Bosch ha espresso le sue satire in immagini d’umore tutto popolaresco: dal conflitto tra mondo e antimondo, principio cosmico divino e principio anticosmico satanico, ha saputo far sprizzare le scintille di un sarcasmo corrosivo, di un umorismo profondo.

Bosch ci mostra l’uomo in tutta la sua nudità, intrappolato nelle insufficienze, nelle debolezze e nelle perfidie della sua natura animale, lui che era destinato a sondare le zone più sublimi dello spirito. Egli ci fa sentire la Caduta in tutta la sua profondità, mostrandoci come l’uomo, divinamente creato, si è volontariamente reso schiavo del demonio, erigendo il male a proprio idolo. Con ironia mordente e sarcastica, mette a nudo gli atteggiamenti scimmieschi e le smisurate pretese luciferine dell’uomo. Questo processo di smascheramento ha termine solo quando l’«orrore dell’assurdo» di queste maschere viventi dilacerate è reso manifesto. In questo corpo a corpo faustiano con l’Inferno, l’umorismo era il solo talismano che poteva evitargli la follia, secondo la formula di Nietzsche:

Chi ora non può ridere, non deve leggere qui!
Poiché se non ride lo coglie «il mal caduco».[1]

 
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Il Marchese de Sade e Sant’Agnese

 

Alessandro Agardi, Giovanni Buratti, Sant'Agnese condotta al martirio, 1662 ca
 

Algardi Alessandro, Buratti Giovanni, Sant’Agnese condotta al martirio, scultura in marmo, 1662 ca.; Chiesa di S. Agnese in Agone (chiesa inferiore), Roma

 

[Sade, si sa, non amava viaggiare e, quando lo fece, fu perché costretto, braccato e ricercato dalla polizia e dalla giustizia. Dal suo secondo viaggio in Italia (luglio 1775-giugno 1776) il marchese vi trasse uno scritto, la sua prima prova letteraria, antecedente a Justine, reportage di uno spirito polemico e moralista più che di un viaggiatore erudito e estasiato dall’arte. Adottato l’espediente retorico sotto forma di lettere ad una contessa immaginaria, presto lo abbandonò lasciando forza, come ad un torrente in piena, al solo sguardo acido, alla penna graffiante e alla rabbia compressa. Solo dieci anni dopo Goethe avrebbe intrapreso il Gran Tour e solo nel 1811 Stendhal, ammaliato da quell’Italia che ha visitato da soldato, vi ritornerà per prendere la cittadinanza milanese. Da par suo Donatien-Alphonse-François di Sade non è il primo dei viaggiatori curiosi e sereni, ma piuttosto il prototipo dei rifugiati politici moderni, il filosofo illuminista irriguardoso del presente, che non è salvato dalla civiltà del passato ed è condannato a un futuro di reclusione.
 
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L’immagine rubata: Museo di Castelvecchio, Verona

 
Pisanello, Madonna della quaglia
 

Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32, 1420 ca, già Museo di Castelvecchio, Verona.

 
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Wolfgang Kliege ~ Helios-Elias

Wolfgang Kliege Helios-Elias, 2011 Legno, acciaio 80 x 340 x 162 cm Collezione del’ artista

 

Wolfgang Kliege, Helios-Elias, 2011 – Legno, acciaio – 80 x 340 x 162 cm – Casa Masaccio, Centro per l’arte contemporanea, San Giovanni Valdarno (Ar) – foto di Filippo Boni

 

 

 

Helios-Elias, piattaforma mobile dell’immaginario

 

La collocazione dell’opera Helios-Elias di Wolfgang Kliege nel Salone dell’Allocco (Villa Barberino, Meleto Valdarno, Ar – I), donata dall’artista alla collezione d’arte contemporanea della Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno, ha anche una motivazione extra artistica, fatta di coincidenze e piccole scommesse che riflette l’imponderabilità dell’arte e la difficile ricostruzione dei suoi percorsi. All’interno di Giardino d’arte infatti l’opera notevole e impegnativa per le sue dimensioni era inserita in un contesto inusuale, oltreché inutile e improprio, “aggravando” e leggendo un suo nuovo possibile significato . Nel percorso di Zig Zag quel concetto di imprevedibilità si amplia e la contestualizzazione in un nuovo, benché identico, scenario potenzia il valore individuale dell’opera: siamo spinti infatti a riconsiderare la città, intesa come un mobile tessuto connettivo oltre la dimensione urbana, in un territorio che ridisegna la propria geografia. Nella presentazione di Contemporary City si parla di una città in «movimento», «luogo del conflitto», «sempre in pericolo», ma anche luogo di «cura», «zona autonoma temporanea», luogo che permette di «allargare il dominio della coscienza o dell’esperienza». Questa doppia significazione, una sottile ambivalenza che non è opposizione tra un negativo e un positivo ma dinamica interazione inerente al «caos», è espressa dalla parola «ospitale». Ospite è colui che giunge e viene accolto ma anche colui che sta e riceve chi arriva: il luogo ospitale così esprime una sospensione piuttosto che un’ambiguità, permettendo un continuo spostamento, una permanente instabilità della propria condizione. Noi qui riceviamo come temporanei cittadini la presenza dell’Helios-Elias di Kliege, ma siamo anche accolti nel suo visionario fare artistico.

 

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Maria Cristina Antonini

 

Maria Cristina Antonini, abbellimenti diminuzioni variazioni, cm 140x140, acquerello e carta giapponese su tela, Giardino d'arte 2015, Villa Barberino Meleto Valdarno

 

 

Maria Cristina Antonini, abbellimenti diminuzioni variazioni, cm 140×140, acquerello e carta giapponese su tela, Giardino d’arte 2015, Villa Barberino Meleto Valdarno

 

«procedere per scarti minimi-sovrapporre colori diluitissimi, quasi impercettibili, dilatarli fino allo spasimo-far colare un colore sull’altro, una trasparenza sull’altra-cogliere i palpiti, le emozioni rarefatte, le minime cose fondamentali-rendere visibili i mutamenti dell’anima, le pieghe, i sussulti-tutte le cose a bassa voce: la scommessa è che un sussurro abbia la stessa forza di un grido-differenze impercettibili che qualificano il tempo-
(quadri, carte, libri d’artista, libri, diari, doni, giochi ed altro/acquerelli, veline, matite, fotografie,stoffe, parole, fili ed altro) » (m.c.a.)

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