Franco Loi ~ Poesie del silenzio

 

Rauschenberg

Robert Rauschenberg, White Painting [three panel], 1951; latex paint on canvas, 182.88 cm x 274.32 cm; Collection SFMOMA, New York, NY

 

Silensi

 

1.

Me sun perdü tra i scal, cercavi i port
e û truâ un silensi che spetava
növ, pien de mì e del cercà la sort…
… i scal ne la matina se perdeven
e mì slentavi el pass per mai rivà…
… ah, dré di veder el fiâ della campagna!
bèj firàgn de l’üga ch’j se sgrana,
la lüs del sû ch’aj castenmatt se sfa,
la gioia de la tusa’ m’encantada…
… cume se fa a dì queèl sbandunàss?
quèl stà suspes tra i port sensa parola?
La vûs sculta la vûs per retruàss,
el temp che dré del temp se fa de aria…
… L’è lì, la sta sül fil de la campagna,
e par che nel tasè l’è un recurdàss…

 
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Chinua Achebe ~ Poesie sulla guerra

 

Achebe

 

La dolorosa, civile ed epica poesia di Albert Chinualumogu Achebe, soprannominato Chinua (Ogidi, 16 novembre 1930 – Boston, 22 marzo 2013), scrittore, saggista, critico letterario e poeta nigeriano, è intrisa di un rude e affatto pacificante realismo dove la parola tarda a consolare ma diviene martellante mostra della tragedia e della miseria (“l’aria era pesante di odori / di diarrea di bambini non lavati / con costole slavate e sederi prosciugati / in lotta con passi affaticati dietro vuoti ventri rigonfi”).
Considerato il padre della letteratura africana moderna in lingua inglese, pubblicò nel 1958 la trilogia «Il crollo», scritta in inglese con il titolo di «Things Fall Apart», dove si narrano le vicissitudini di una famiglia e di una comunità nigeriana attraverso i decenni che vanno dalla tradizione ancestrale di inizio `900, fino alla modernità passando per il periodo del colonialismo. Fu attivo testimone della sanguinosa balcanizzazione dell’Africa nell’esperienza della secessione del Biafra (1967-1970), dove gli Igbo, di cui lo stesso Achebe faceva parte, erano opposti al resto del Paese per ottenere l’indipendenza del sud-est della nazione e far nascere un nuovo stato, la Repubblica del Biafra. Nella guerra civile che seguì si consumò uno dei più grandi genocidi del `900 che costò la vita a più di un milione di Igbo.

 

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Andrea Zanzotto ~ «Mistieròi» / Piccoli, poveri mestieri

 

Giovanni Grevembroch, Acquaroli, 1753 Disegno a penna su carta con colorazioni ad acquerello

Giovanni Grevembroch, Acquaroli, 1753 Disegno a penna su carta con colorazioni ad acquerello

 

 

MISTIERÒI

 

Come élo che posse ‘ver corajo
de ciamarve qua, de farve segno con la man.
‘Na man che no l’è pi de la só onbría
cagnina e caía,
anzhi ‘na sgrifa, ma tèndra ‘fa molena.
Epuro ades calcossa la tien sú,
no so se ‘n sgranf o se ‘na forzha;
par quel che l’é, l’é tuta vostra,
e voi dèghe l’polso par ciamarve.
Dèghe ‘na pena che no la se schiche,
fè che la ponta sul sfój no la se inciónpe.
Me par de ‘ver gnent da méter-dò
par scuminzhiar ‘sto telex
che tut al gnent bisogna che ‘l traverse
(tut al gran seramént
che ‘l brusa come solfer
che l’incaróla e l’intrunis).
Ma proarò la trazha, almanco, de ‘n amor –
fora par là inte ‘l scur
orbo dei pra del passà.
Cussì
……………………………….
[                                                                          ]

 

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Egon Schiele ~ Diario dalla prigione di Neulengbach

 

Egon_Schiele_-_Die_eine_Orange_war_das_einzige_Licht19-4-1912

«In mezzo al grigio sporco della coperta il colore brillante di una arancia, l’unica luce che brilla nella stanza.» (19 aprile 1912)

 

Prigione di Neulengbach, 16 aprile 1912

 

Finalmente! – Finalmente! – Finalmente! – finalmente la pena è alleviata! Finalmente carta, matita, pennelli, colori, per disegnare e per scrivere. Strazianti sono state queste ore selvagge, disordinate, terribili, queste ore indistinte, informi, monotone, totalmente grigie, che ho dovuto trascorrere come un animale, spogliato, nudo tra muri freddi e spogli. Questo stato di debolezza interiore avrebbe condotto alla pazzia, e questa sarebbe stata presto anche la mia sorte, se fossi rimasto a lungo, per giorni, come vuoto; così mi sono messo a dipingere, lacerato fin nelle radici della mia attività, e per non diventare realmente pazzo, con il dito tremante immerso nello sputo amaro, utilizzando le macchie dell’intonaco; ho dipinto personaggi e teste nel muro della cella, e li ho visti poi asciugarsi a poco a poco e sbiadire, perduti nella profondità del muro, come fatti sparire da una mano invisibile, magica.

Per fortuna ho di nuovo il materiale per disegnare e scrivere; mi hanno ridato anche il pericoloso temperino. Posso essere attivo, e così sopporterò quello che prima mi era insopportabile. Per riavere le mie cose mi sono sottomesso, mi sono umiliato, ho chiesto, ho pregato, mendicato e avrei anche piagnucolato se non ci fosse stato nient’altro da fare. Oh, Arte! – Cosa non potrei fare per te!

 

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Philippe Jaccottet ~ Al lungo lamento del mare, un fuoco risponde

 

Federico Pacini, Volterra hospital, 2013

Federico Pacini, Volterra hospital, 2013

 

Lei ha alzato gli occhi, è già tanto se osa parlargli, è perplessa; d’altronde niente è più difficile, che evitare di tradire la propria fierezza e il proprio segreto.

 

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