Ingeborg Bachmann ~ Deserto

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

egitto-donna-mandragora

Donna che riceve e offre frutti di mandragora (Tomba di Nakht, Tebe)

 

Attraverso il deserto

Ancora ad Alessandria la paura, il caldo, la carne troppo speziata nei panini. Nella corriera, made in Iugoslavia, che è gremita fino all’ultimo posto, e ho io l’ultimo posto, ormai è mezzogiorno, gli occhi si aggrappano al made in, poi tento di leggere i numeri, i numeri arabi, è facile. Posto 37. La corriera lascia velocemente la città, per la quale non ho occhi, li ho solo per la prima sorpresa, la sabbia, nella quale sono state ancora costruite case, per i bei bambini in pigiama, per gli uomini in djellaba. I bambini e la sabbia, poi non c’è che la sabbia.

Continua a leggere

John Matthews ~ Nato dal calderone

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio  22r (p. 45)

nlw Peniarth, ms. 2. Llyfr Taliesin, folio 22r (p. 45)

 

Non è il voto di segretezza che vieta all’iniziato di svelare ciò che ha appreso. E neanche il desiderio di tenersi la verità imparata. Egli vede la verità stessa, intera, così tremenda che non osa parlarne, neanche a se stesso. Non è il mio voto solenne che infrango dicendovi quanto segue; è la mia paura che supero.

Sono Taliesin e sono poeta. Come tale mi è noto il potere delle parole, la sovrapposizione di una sillaba all’altra, l’allineamento dei vocaboli in un ordine che ne fa un’incontestabile, unica verità… Un tempo, prima di tutto ciò, portavo un altro nome. Mi chiamavo Gwion ed ero il servo della Vecchia. Non c’era bisogna troppo sozza o miserabile per Gwion, fosse pure pulire dietro al figlio, il mezzo scemo Avaggdu, o rimestare nel vaso nero sospeso sul fuoco quando lei combinava dei nuovi, atroci infusi per appestare il mondo degli uomini. Credevo che tutti i malanni del mondo provenissero dal calderone; adesso so che la verità, se è dato conoscerla, la trovi entro quell’orlo freddo, la verità terribile, accettabile o no che sia. Non dire che è bene o male: è lì e basta, spassionata, quieta come un liquido specchio o uno stagno tranquillo in mezzo ad alberi bianchi…

 

Continua a leggere

Sri Nisargadatta Mahārāj ~ «Sono quello che sono»

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

vedas

 

12 ottobre 1970

 

Interrogante: Vi osservo: mi sembrate un uomo di pochi mezzi, costretto a fronteggiare i problemi della povertà e della vecchiaia, come chiunque.

Mahārāj: Se fossi molto ricco, che cosa cambierebbe? Sono quello che sono. Chi altri potrei essere? Non sono né ricco né povero, sono me stesso.

I.: Tuttavia siete sensibile al piacere e al dolore.

M.: Li avverto nella coscienza, ma io non sono né la coscienza né il suo contenuto.

Continua a leggere

Eduardo González Viaña ~ Parlare con il San Pedro

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

Huachuma, Paracas

Figura umana attorniata da piante Huachuma (San Pedro), tessuto, Cultura Paracas, Perù

 

«… il vero quotidiano è il miracolo e l’unica cosa che dobbiamo aspettare è l’inatteso»
EDUARDO GONZÁLEZ VIAÑA

 

Può parlare il San Pedro?

 

Come dici? Se può parlare il San Pedro? Bene… parlare, no. Non so. Ma sibila, questo sì.

 

Parlare del San Pedro

 

Sibila. Non parla, ma ti parla. Non canta, ma gli piace che canti per lui. Non è un uomo e non ti guarda ma forse ti guarda come un uomo guarda un altro, davanti al sole, nel deserto. Nel deserto, davanti al sole, un uomo ne guarda un altro chiudendo gli occhi, ma senza smettere di guardarlo, di misurarlo. Come l’altezza di un uomo nella sua età adulta così è il San Pedro quando è già un signore. Un signore che può stringere un’alleanza con te se lo desideri e lo capisci. E se sei capace di capire i reciproci doveri. Ovvero, quello che tu puoi fare in cambio di quello che lui farà per te.

Continua a leggere

Théophile Gautier ~ L’hashish

 

L’uroboros
L’uno è tutto, e perciò tutto e per questo tutto, e se l’uno non contiene tutto, allora il tutto è niente.

 

 

Caccia all'unicorno

Caccia all’unicorno, arazzo(fine XV secolo)

 

Da molto tempo sentivamo parlare, senza crederci troppo dei meravigliosi effetti provocati dall’hashish. Conoscevamo già le allucinazioni causate dall’oppio fumato; ma l’hashish ci era noto solo di nome. Parecchie volte alcuni amici orientali avevano promesso di farcelo assaggiare; ma sia per la difficoltà di procurarsi la famosa pasta sia per qualche altro motivo, il progetto non era ancora stato realizzato. Finalmente è accaduto ieri, e l’analisi delle nostre sensazioni sostituirà la recensione delle commedie che non sono andate in scena[1].

Da sempre gli orientali, la cui religione proibisce l’uso del vino, hanno cercato di soddisfare cin diversi preparati il bisogno di eccitazione intellettuale comune a tutti i popoli e che le nazioni dell’Occidente appagano per mezzo di alcolici e bevande fermentate. Il desiderio dell’ideale è così forte nell’uomo da fargli cercare di allentare, finché esso è in lui, i legami che tengono l’anima unita al corpo; e siccome l’estasi non è alla portata di tutte le nature, allora beve l’allegria, fuma l’oblio e mangia la pazzia sotto forma di vino, tabacco e hashish. – Che strano problema! Un po’ di liquore rosso, una boccata di fumo, una cucchiaiata di una pasta verdastra, e l’anima, essenza impalpabile, è modificata all’istante! Le persone serie fanno mille stravaganze; le parole sgorgano involontariamente dalla bocca dei taciturni: Eraclito ride a crepapelle e Democrito piange.

 

Continua a leggere