Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 559-644 ~ Ultimo giorno

 

Libro primo I, 559 – 644

 

[Ultimo giorno che conclude il racconto del primo libro della risalita per nave dal porto di Ostia antica fino a Pisa. Ospite di un amico a Villa Triturrita Rutilio non sfrutta il tempo favorevole ma decide un’escursione a Pisa con cavalli e carrozze di lusso: occasione per uno sguardo sul fiume Arno e Ausur (Serchio) e per ricordare le nobili origini della città dalle terre dell’Elide in Peloponneso. Come alla partenza era successo con Rufio Volusiano e poi con Palladio e Esuperanzio, si elogia il rapporto tra padre e figlio: lo ricorda una statua di Lacanio, padre di Rutilio, che fu proconsole in terra dei Tusci, stimato e onorato in tutta la Lydia (l’Etruria). Nel presente anche Decio, console della Tuscia e Umbria, e figlio di Lucillo, funzionario e poeta, rinnovano il rapporta tra la rettitudine nella conduzione della cosa pubblica e la vivacità nell’attività letteraria. Finalmente il ritorno a Villa Triturrita, da dove poter salpare, ma stavolta è il maltempo imminente a sconsigliare la partenza: si decide così una caccia al cinghiale nei boschi vicini. Il libro si conclude infine nello spettacolo di una natura furente dal mare agli astri, dalle terre coltivate al lontano e mitico Oceano.]

 

 

nave romana

nave romana

 

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Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 475-558 ~ Settimo giorno

 

 

Libro primo I, 475 – 558

 

[Un forte temporale ha tenuto fermo Rutilio presso Albino. Dalla villa dell’amico si osserva il fenomeno della formazione del sale in bacini e vasche dove il sole indurisce l’acqua come il gelo del Danubio (Istro). Ma la forzata sosta porta un’altra piacevole sorpresa: giunge un altro amico, Vittorino, esule da Tolosa, già vicario dei Britanni, ed è l’occasione per un altro encomio che fanno sentire Rutilio con un piede già in patria. Solo ora inizia il settimo giorno di viaggio da quella Vada Volaterrana fino al Porto Pisano: laggiù all’orizzonte tra la lontana Corsica e la prossima Pisa emergono gli scogli dell’isola di Gorgona, occasione di un nuovo attacco al monachesimo cristiano che si è preso un altro concittadino, nobile di origini e di censo. Una setta che trasforma i cuori degli uomini come Circe trasformava i loro corpi in porci. Finalmente si arriva a Villa Triturrita, costruita su una piccola penisola artificiale prospiciente il mare. Siamo così prossimi al Porto Pisano che si può ammirare il commercio degli uomini di mare e la forza della natura che batte il litorale senza freni. Ora il vento Euro, che soffia da sud est sarebbe propizio al viaggio, ma un nuovo incontro ritarda la partenza: un altro esule, Protadio, lasciò onori e beni della patria per rifugiarsi in terra di Tuscia (qui detta Umbria) e dedicarsi al lavoro della terra., come la dinastia dei Cincinnati furono re non meno importanti in pochi iugeri di terra.]

 

 

Galee che entrano nel Porto Pisano, bassorilievo nella Torre pendente di Pisa

Galee che entrano nel Porto Pisano, bassorilievo nella Torre pendente di Pisa

 

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Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 399- 474 ~ Quinto e sesto giorno

 

Libro primo I, 399 – 474

 

[Lasciata Falesia (qui) siam giunti al quinto giorno di navigazione e il vento stavolta avverso rende faticoso il navigare. Populonia accoglie nel proprio golfo la vista di una torre, faro e protezione degli uomini, tra rovine e crolli che ricordano il destino dell’uomo. Ma la notizia che Rufio Volusiano, l’amico che aveva accompagnato Rutilio al porto da Roma è confermato prefetto urbano, offre l’occasione di una lode orgogliosa. Lontana tra scuri monti e minacciose nubi si scorge la Corsica, terra non troppo lontana che ha fatto nascere il racconto immaginario di una traversata su un armento da parte della giovane Corsa. Capraia invece è divenuta isola squallida perché rifugio di monaci cristiani che per non essere infelici finiscono per rifiutare i doni della fortuna: che insana follia! ricorda l’eccesso di bile di Bellerofonte ricordato da Omero. Si giunge finalmente alle Secche di Vada, in terra volterrana, che costringono ad una navigazione attenta a trovare le acque più profonde: appena in tempo ad evitare un violento acquazzone portato dal Maestrale che costringe a ripararsi nella villa dell’amico Albino]

 

 

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Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 349- 398 ~ Quarto giorno

 

Libro primo I, 349 – 398

 

[Quarto giorno di navigazione dalla Pineta del Tombolo (qui) a Falesia. Il mare piatto e indolente suscita dotte considerazioni alla vista dell’Isola d’Elba che sembra ingrandirsi sempre più nella sua magnificente ricchezza di ferro. Da qui l’inno al duro metallo che salva l’uomo dai pericoli della natura selvaggia e aiuta nel lavoro, a differenza del nefasto e corruttore oro. Ma il viaggio, che per la sua lenta progressione dovuta solo alla forza dei rematori procura stanchezza, porta a Falesia (Porto Vecchio o Porto dei Faliesi) proprio nei giorni dedicati al culto di Osiride. Una villa con il suo stagno di deliziose acque sarebbe un riposo gradito se non fosse per il custode che per la sua scortese asocialità, dovuta alla religione d’appartenenza, scatena in Rutilio una vera invettiva antigiudaica]

 

 

Lucerna romana, relitto di Porto azzurro, Isola d’Elba

 

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Rutilio Namaziano ~ De Reditu I, 277- 348 ~ Secondo e terzo giorno

 

Libro primo I, 277 – 348

 

[Dopo un primo giorno di tranquilla navigazione (qui), Rutilio passa per le rovine di Gravisca e Cosa per approdare a Porto Ercole. Qui nell’accampamento notturno si parla della dinastia dei Lepidi, un vero flagello per Roma di generazione in generazione e lo spunto nasce dal ricordo di Cosa da dove partì uno di loro verso la Sardegna: ma chi venne dopo non ebbe fama più onorevole. Quando inizia il terzo giorno di viaggio la circumnavigazione del Monte Argentario è un difficile slalom tra gli scogli sparsi per poter giungere finalmente alla fine del giorno alla foce dell’Ombrone, nell’attuale Pineta del Tombolo: lontano appare l’Isola del Giglio coraggiosa isola che sa accogliere i romani fuggitivi e respingere i Goti. Finalmente oltre l’Ombrone si appronta un accampamento di fortuna tra l’odore del mirto che brucia nella notte…]

 

Argentario

 

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